Restauro architettonico

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Chiesa di San Giovanni Battista e Carlo a Milano.

Il sito dove sorge la chiesa si trova nel quadrante ovest della città costruita, lungo la circonvallazione in prossimità del nodo di Piazzale Aquileia. L’area circostante fu caratterizzata nel tempo dalla presenza dello sperone costituito dalle mura spagnole; l’area insediativa, dove attualmente si sviluppa la chiesa risultava esterna alle mura stesse e il perimetro del sagrato si attesta su via S. Michele del Carso. L’appellativo popolare della chiesa risale ai primordi della sua esistenza cioè “Il Fopponino di Porta Vercellina” , le sue radici profonde trovano luogo nella memoria storica del quartiere e nella funzione tragica da esso rappresentato durante la peste a Milano.

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La prima data attendibile è del 1663: in quell’anno infatti la primitiva costruzione, di modeste dimensioni, forse poco più grande di una cappella, doveva essere già terminata ed addirittura funzionante; difatti nello stesso anno si ha notizia che fu benedetta da un certo Don Macario prete della basilica di S. Ambrogio e Prefetto di Porta Vercellina. Nello stesso anno, il 26 dicembre, vennero autenticate da parte della Curia Arcivescovile le reliquie dei santi martiri Faustino, Fortunato, Feliciano e Vitale, giacenti nella chiesetta.

La chiesa è di limitate proporzioni ma spicca per la qualità del cotto lombardo come spruzzo di colore rosso tra le abitazioni adiacenti; davanti si stende un cortile, un rustico sagrato privo di pavimentazione e punteggiato di piante ad alto fusto, vecchie piantumazioni semplici che ben si integrano nel luogo. Il cortile è quello che di più antico rimane, laddove ebbero luogo le prime sepolture della peste di fine “500, zolle benedette che forse accolgono e custodiscono i resti dei nostri avi”. Infatti in quest’area esisteva un cimitero, ovvero, una grande fossa comune per i morti, da cui il nome “Foppa”, equivalente di buca, termine dilettale milanese, poi “Fopponino” come diminutivo. Il luogo quindi destinato alle sepolture comuni della peste che raccoglieva i morti del territorio di Porta Vercellina.



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La prima data attendibile è del 1663: in quell’anno infatti la primitiva costruzione, di modeste dimensioni, forse poco più grande di una cappella, doveva essere già terminata ed addirittura funzionante; difatti nello stesso anno si ha notizia che fu benedetta da un certo Don Macario prete della basilica di S. Ambrogio e Prefetto di Porta Vercellina.  Nello stesso anno, il 26 dicembre, vennero autenticate da parte della Curia Arcivescovile le reliquie dei santi martiri Faustino, Fortunato, Feliciano e Vitale, giacenti nella chiesetta. Non appena conclusa la fase d’impianto, si diede inizio ad una campagna di ampliamenti che dal 1662 si conclusero nel 1673, undici anni attraverso i quali la chiesa acquista la sua  fisionomia passando attraverso vari accorpamenti:
•  l’ampliamento, longitudinale con la realizzazione di un presbiterio più ampio coperto da una volta a vela e sormontato da una copertura a capanna, la quale è impostata ad una quota di colmo più bassa rispetto alla porzione originaria voltata a botte (risalente intorno al 1663-1664);
•  la realizzazione della Canonica della “Confraternita della buona morte” sia maschile che femminile, fondate dal Cardinale Alfonso Litta, arcivescovo di Milano (1664), potrebbero aver inglobato nella loro costruzione la realizzazione del basamento del campanile e della porzione del piano terra la cappella di sinistra della Beata Vergine (risalente intorno al 1664-1666);
• Nel 1666 Don Carlo Ghioldo, canonico della  Basilica di San Nazaro, con delega arcivescovile, benedice l’altare maggiore ormai terminato;
•  Nel 1673 la chiesa poteva considerarsi compiuta in ogni sua parte poiché, oltre alla parte dell’altare maggiore, risultavano completate anche le due cappelle laterali, quella di sinistra, dedicata alla “Beata Vergine” e quella di destra, dedicata al “Santissimo Crocifisso”. Risultò finito anche il piccolo campanile a pianta rettangolare dotato di due campane, oltre alla nuova sacrestia.


Facciata principale

prospetto progetto

Il restauro architettonico della chiesa si è concentrato sulle facciate e sulla copertura; il carattere dell’intervento ha inteso preservare le peculiarità della fabbrica originaria, rispettando il canone storico di provenienza. Il degrado è costituito da una sommatoria di patologie, delle quali, le più evidenti e le più diffuse, sono l’aspetto della copertura e della conservazione dell’apparato murario. Rispettivamente si nota che il manto di copertura risulta intaccato dall’azione dei depositi superficiali, visibilmente deteriorato sul perimetro del bordo e del colmo, nonché aggraffato a cantinelle di forma rettangolare, attaccate da degrado erosivo chimico; mentre le facciate, che non sono mai state intonacate fatta eccezione per la torre campanaria, versano in stato di necessario consolidamento, poiché i corsi di allettamento di malta non garantiscono la continuità tra un corso di mattoni e l’altro, essendo in stato di provvisoria coesione o addirittura di mancanza di stuccatura. Inoltre la facciata necessita di una operazione di pulitura generale poiché esistono delle alterazioni cromatiche dovute a vari effetti. Per concludere, l’apparato murario presenta dei fenomeni localizzati di erosione dei laterizi dovute all’azione degli agenti atmosferici oppure a risalite di umidità dal terreno, per i quali necessita di un intervento di integrazione e sostituzione in modo puntuale.

 

ENGLISH TEXT

Architectural Restoration
Church of San Giovanni Battista e Carlo in Milan. The church is in the west of Milan, along the ring board and near the junction of Piazzale Aquilea. The area was characterized by the presence of a buttress composed of Spanish walls. The area where today the church rises, was outside the walls and the perimeter of the parvis is in Via San Michele del Carso. The popular name for the church “Fopponino of Porta Vercellina” goes back to the beginnings of its existence. Its deep roots are in the historical memory of the quartier and in the tragic function it represented during the plague in Milan. The first reliable date was in 1663: in this year, the original building, of modest size, it was a little larger than a chapel, was due to be already finished and to be opened. In fact, in the same year, it was blessed by Don Macario who was the priest of the Basilica of S. Ambrogio and prefect of Porta Vercellina. On December 26, 1663, were authenticated  the relics of martyred saints Faustino, Fortunato, Feliciano and Vitale that were in the little church. The church is small but it stands out for the quality of Lombard cotto: it’s like a red spurt between adjacent dwellings. In front of the church there is a courtyard, a rustic parvis without flooring: it’s characterized by the presence of long-trunked trees: they are old and simple and well integrated in the place. The courtyard is very ancient and here, in the end of 1500, the first burials took place: maybe these blessed clods contain and preserve the remains of our ancestors. In this area there was a cemetery, o better a common grave from which derived the name “Foppa” that means hole, It’s a word in dialect of Milan, and then became “Foppina”. The place was aimed at common burials for dead persons of Porta Vercellina.
After the phase of installation, from 1662 to 1673 was made a series of widening: in this eleven years the church acquired its appearance through different unifications:
•    The longitudinal widening, the realization of a larger presbytery with a rib vault and surmounted by a span roof : the ridge was lower than the original part which was a barrel vault. (about 1663-1664)
•    The realization of the rectory of “Confraternita della Buona Morte” both feminine and masculine, founded by the cardinal Alfonso Litta, archbishop of Milan (1664); they could have incorporated within their construction, the realization of the basement of the bell-tower and part of the ground floor of the chapel on the left of Beata Vergine  (about 1664-1666)
•    In 1666 Don Carlo Ghioldo, canon of the Basilica di San Nazaro blessed the completed high altar with an archiepiscopal proxy.
In 1673 the church was completely finished: in addition to the higher altar, were also competed the two lateral chapels, the one on the left dedicated to the “Beata Vergine” and the one on the right dedicated to the “Santissimo Crocefisso”. It was also completed the sacristy , in addition to the small bell tower with a rectangular plan provided with two bells. The architectural restoration of the church was focused on the facades and on the roofing. The intervention preserved the peculiarity of the original building by following the historical canon of origin.
The degradation was due to a combination of elements: the most noticeable and pervasive were the aspect of the roofing and the wall conservation. The coat of the roofing was corroded by the action of superficial deposits, it was visibly damaged on the perimeter of the border and of the ridge, braced to rectangular secondary structure damaged by erosive and chemical degradation. The facades which have never been plastered, except the bell tower, were in a state of essential consolidation because the mortar bed didn’t assure the continuity between bricks, being in a state of transitory cohesion or totally lack of plastering. Moreover the façade needed a general cleaning because there were chromatic alteration caused by different effects. Finally, the walls presented localized cases of brick erosion due to the action of weathering or caused by the soil humidity: for them it was necessary an accurate intervention of integration and replacement.

 

 

 



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