Spazio polifunzionale a Roma

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Edificio ipogeo e giardino pubblico.

IDEA
L’analisi dello sviluppo del tessuto urbano contemporaneo porta a definire due concetti antitetici che si riconciliano tra loro. Se da un lato le città si ritrovano sempre più immerse in un momento in cui l’architettura produce oggetti esibizionistici e autoreferenziali, slegati dalla storia, paesaggio, memoria collettiva e tessuto morfologico – urbano, dall’altro si evidenzia come nelle stesse prendono vita situazioni spontanee che attribuiscono ad un luogo molti valori di riferimento per l’aggregazione sociale, sfuggendo al controllo di qualsiasi pianificazione.

L’idea di progetto prende forma dal considerare l’acquedotto romano, che si sviluppa a poche decine di metri dal luogo assegnato dal bando per la realizzazione del Centro Polifunzionale Alessandrino, come una rovina.
La rovina è quell’elemento che ha superato l’incessante e imbarazzante trascorrere del tempo, diventando monumento eterno. A dispetto della maggior parte delle rovine, o comunque di quelle che romanticamente ci si immagina, quella dell’acquedotto non sta strizzando l’occhio alla natura circostante, non è pervasa di arbusti, ma circondata da edifici tipici di quell’espansione post boom anni ’60 che ha caratterizzato e informa, senza soluzione di continuità, la maggior parte delle periferie del nostro paese.
Nonostante ciò l’acquedotto è pervenuto fino a noi con la sua assoluta dignità formale seppur perdendo, nei secoli, la sua funzione primaria.
L’area di progetto, situata ai margini tra il quartiere Alessandrino, il Parco omonimo e il quartiere Tor Tre Teste, è pervasa da una sensazione di desolazione e abbandono.
Ecco che il concetto di rovina, pervasa dalla natura circostante, ci ha spinto ad immaginare un edificio “mimetizzato”, sprofondato nella terra, del quale si cogliessero pochi e fondamentali elementi: Il percorso e le prese di luce.
L’edificio non coglie quindi nessun tipo di suggerimento dal contesto circostante e non vuole neppure porsi in antagonismo con esso; semplicemente rinuncia alla forma, tipologia e materiali, smaterializzandosi nell’ elemento minerale che lo ospita, dando la possibilità ai fruitori di approfittare della sua copertura che diventa giardino.
Il giardino nasconde l’architettura sottostante, ma ne è parte integrante; la ricopre ma ne lascia intuire la presenza, evocando una sorta di parco archeologico che ci invita e accompagna all’interno di un sistema più vasto e articolato che è rappresentato dal Parco Alessandrino.
Ecco che l’area assegnata dal bando diventa accesso al parco stesso.

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IL PROGETTO
La disposizione dell’edificio sul territorio sottolinea l’andamento nord – sud del sistema di presenze socio – culturali già presenti nell’area.
Il progetto, nel rispetto degli indici urbanistici, dei regolamenti locali e delle prescrizioni del bando, si idealizza in due corpi distinti, separati da un percorso pubblico a cielo aperto, lungo il quale si affacciano e si svelano, tutte le attività presenti nel complesso.
Il percorso non ha un inizio o una fine ma è semplicemente attraversabile accedendovi da una delle due “piazze” poste sulle testate a nord (ingresso secondario e collegamento diretto al Parco Alessandrino) e sud (ingresso principale) dello stesso. Per accedere agli ingressi pedonali, attraverso un sistema di rampe e gradini, si deve scendere a quota -1.50 (la stessa quota a cui si trova tutto il complesso) e da qui si può sostare, riposarsi o camminare all’interno del percorso in trincea.
Viceversa sarà possibile attraversare il complesso, rimanendo tra quota ±0.00 e +6.00 m, scegliendo di camminare tra i viali del giardino soprastante.

IL CENTRO POLIFUNZIONALE
L’ingresso principale (oltre a vari di servizio) del centro Alessandrino, è posto in posizione baricentrica in maniera da sfruttare l’elemento percorso, per far recepire agli utenti, tutte le possibilità che può offrire la struttura e di scegliere, di volta in volta, quale di queste poter fruire.
Il percorso, pavimentato in lastre di travertino, è incorniciato da due pareti in cristallo, ritmate da una serie di pilastri posti a tergo, oltre le quali si affacciano le varie attività.
A ovest, troviamo le aree per lo sport e relativi servizi, la piccola biblioteca e i locali del centro per l’orientamento attinenti alla funzione educativa operativa indicata nel documento preliminare: uffici per accoglienza e informazione, consulenza, servizio di stage e orientamento per le fasce deboli, servizio per l’informazione sulle possibilità offerte nell’ambito della Comunità Europea, locale per seminari formativi sulle tecniche di ricerca di lavoro.
A est, gli spazi relativi alla funzione culturale del centro: lo spazio espositivo, arricchito dalla presenza di una sala per proiezioni, locali per riunioni associative e per attività multimediali, servizi e uffici.
Tutti i locali presentano un’altezza interna di m. 4.00 considerando una zona franca di cm. 50 per il passaggio degli impianti. La piscina e la biblioteca, nella zona sala di lettura, presentano rispettivamente un’altezza interna di m. 11.00 e di m. 8.70 con una presa di luce, per entrambe, che buca la copertura diventando elemento caratteristico del giardino soprastante e facendo penetrare la luce costante del nord.   Per quanto riguarda i parcheggi, sia pubblici che pertinenziali e privati è stata sfruttata l’area sottostante l’edificio a quota – 4.40 m. L’ingresso, tramite una rampa rettilinea è posto in adiacenza al parcheggio nella zona sud a lato di via Delle Fragole. L’area del parcheggio, corrispondendo alla linea di galleggiamento dell’edificio, sviluppa una superficie di circa mq. 3250, comprensivi di aree per manovra e servizi. All’interno, tramite apposita gestione degli spazi, verranno regolamentate e suddivise le varie aree.

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IL GIARDINO
Tutte le aree esterne al Centro sono state definite Giardino (il cui progetto è stato curato insieme all’Arch. Paolo Villa), per sottolineare l’attenzione con cui vengono concepite. Ogni angolo, dal parcheggio alle rampe di accesso, dalla copertura vegetale ai percorsi che si snodano attorno e sopra al Centro, risponde a requisiti di un sistema di verde semi-intensivo, dove tutto è risolto, ma con soluzioni semplici.
Il Centro offre l’occasione per creare un nuovo paesaggio che si fonde con quello esistente, in una dinamica propositiva dove gli elementi esistenti vengono analizzati, compresi e riproposti in nuova veste. La sella morfologica che attraversa l’area da nord a sud, lascia nel progetto una serie di richiami funzionali, percettivi e materici. La leggera depressione diventa l’incisione segnata dal percorso; la macchia di vegetazione che l’accompagna riprende quella esistente: ora è il compluvio dei versanti a creare le condizioni ambientali adatte per la formazione della macchia, domani sarà il flusso di persone, l’energia che queste trascineranno dentro al Centro a costituire idealmente il substrato fertile grazie al quale si svilupperà la vegetazione. L’asse portante avrà quindi una matrice funzionale ed una di carattere naturale.

 

 ENGLISH TEXT

Multi-purpose space in Rome
Hypogean building and park.
CONCEPT
The development analysis of the contemporary urban context defines two opposed concepts which are reconciled one to the other. While on the one hand cities live a moment in which architecture produces exhibitionism and self-referring objects without any links to history, landscape, collective memory and morphological urban structure, on the other it’s evident how in the same cities there are spontaneous situations which give to places many reference values for social aggregation, escaping the control of every planning. The concept of the project takes shape from considering the roman aqueduct like a ruin: it’s about 10 meters away the place assigned by the announcement for the realization of the Multi-purpose Alessandrino centre. The ruin exceeds the unceasing and embarrassing passing of time: it becomes an eternal monument. Despite the greater part of ruins, or however the ones that are thought in a romantic way, the roman aqueduct isn’t characterized by the presence of nature: there aren’t shrubs but it is surrounded by typical buildings of the development occurred after the economic boom it the 60s, which has characterized, without any solutions of continuity, many suburbs in Italy. Even so the roman aqueduct reached us with absolute formal dignity though it has lost over the centuries its primary function. The concept of the project, situated on the sidelines between Alessandrino quarter, the park and Tor Tre Teste quartier, is permeated with a sensation of desolation and a state of neglect. The concept of the ruin, permeated with surrounded nature, induces us to imagine a “blended” building, sunk in earth, from which is possible to catch few and essential elements: the path and the light. The building doesn’t catch any kind of advice taken from the context and it doesn’t want to be in competition with it. It simply renounces the form, the typology  and materials by vanishing in the mineral element which contains it, and it gives to the users the possibility to take advantage of its roofing which becomes garden. This garden hides the architecture below but it’s an integral part of it; it covers it but it let sense its presence by recalling a kind of archeological park that invites and leads us inside a wider and well-structured system which is represented by Alessandrino park. The area assigned by the announcement becomes entrance to the same park.

THE PROJECT
The lay-out of the building on the territory stresses the north-south course of the system of social and cultural presences which already exist in the area. The project, in full respect of urban planning regulations, of local regulations and of the norms of the announcement, is composed of two different bodies divided by an open air public pathway, along which face and reveal all the activities of the complex. The pathway hasn’t a beginning or an end but it’s simply walkable by entering from one of the two squares in the north (secondary entrance direct connection to Alessandrino Park) and in the south  (main entrance) of it. The access to pedestrian entrances, through a system of flights and steps, is at -1.50 m height (the same height of the entire complex) and here you can stop, rest or walk inside the cutting pathway. Vice versa It is possible to walk through the complex at the height of + 0.00 and + 6.00 by passing through the  boulevards of the overhanging garden.

MULTY-PURPOSE CENTRE
The main entrance (in addition to tradesmen’s ones) in Alessandrino centre is in a barycentric position in order to use the pathway and to let the users know all the possibilities that the structure offers and each time they can chose between them. The pathway, paved with travertine, is framed by two crystal glass walls, marked by a series of pillars, beyond which face various activities. In the west there are sport areas with respective services, the small library and rooms for orientation concerning the educational and operative function specified on the preliminary document: offices for welcome, inquiry offices, counselling, work placement services and guidance for weaker members of the society, inquiry office for possibilities offered by the European Union, room for seminars on techniques for job search. In the east there are spaces relating to the cultural function of the centre: the exhibition area with a projection room, meeting rooms and room for multimedia activities, services and offices. All premises are 4 m. high, considering a part of 50 cm. for the passage of systems. The swimming pool and the library in the area of the reading room, are respectively 11 m high and 8.70 m high with a light well for both which bores a hole in the roofing and it becomes a characteristic element of the overhanging garden and it let filter solar light which comes from the north. As regards the public, reserved and private car park, was used the area below the building at -4.40 m. The entrance, accessible through a straight flight, is adjacent to the car park, in the south, alongside Via Delle Fragole. The parking area that coincides to the waterline of the building, has a surface of about 3.250 m2 that includes areas for turning areas and services. Inside, through a proper management of spaces, the various areas will be divided and regulated.

THE GARDEN
All the external areas of the Centre are called garden (the project is realized with Architect Paolo Villa), in order to stress the attention with which they are devised. Every corner, from the car park to the ramp, from the vegetable roofing to pathways which curl along and above the Centre, is qualified as greenery and semi-intensive system and everything is resolved by using with simple solutions. The Centre offers the occasion to create a new passage which merges with the existing one through a propositional dynamics: the existing elements are analyzed, understood and proposed again with a new surface. The morphological depression that passes through the area from the north to the south, gives to the project a series of functional and perceptive recalls. The slight depression becomes the cut marked by the pathway. The vegetation that accompanies it, recalls the existing one: now the compluvium of sides creates the right environmental conditions for the formation of the undergrowth, and tomorrow people and the energy they bring into the Centre will ideally form the fertile base thanks to which the vegetation will grow. The supporting line will have both a functional and a natural origin.

 



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