Il cavalcavia Bussa a Milano

SpaziP_Bussa (3)Il margine come spazio pubblico

Il progetto si concentra su una zona marginale urbana, ricettacolo delle deiezioni delle dinamiche metropolitane, configurando una zona di transito e socializzazione e, nello stesso tempo, di sosta e di osservazione. Acquisendo nuova consapevolezza, di ciò che è inusuale, il progetto ridefinisce uno spazio pubblico, reinterpretando il significato e la percezione di questo particolare margine: le pensiline di protezione alle banchine ferroviarie di una grande stazione metropolitana, quella di Porta Garibaldi a Milano – atteggiamento questo replicabile facilmente in altri contesti.
Su questo margine è lecito innescare un processo di ri-scrittura e ri-significazione, assegnandogli  nuovi segmenti di esistenza. Un processo di appropriazione che, seppur  effimero e temporaneo, è in grado di far emergere “altri” modi di condivisione urbana. L’intervento è costituito da un passaggio longitudinale, che copre l’intera estensione del cavalcavia Bussa sul suo margine ovest, intercettandone i sistemi di risalita pedonale. Questo segno forte sottolinea il limite, tra i nuovi spettacolari ampliamenti della metropoli della finanza milanese e la barriera ferroviaria. Nello stesso tempo però tramuta questa cesura in una “soglia” porosa e attraversabile, rendendo agibili le pensiline alla permanenza delle persone. Uno spazio marginale e muto si tramuta in un “luogo” pubblico definendo nuovi percorsi: passerelle d’osservazione installate sulle pensiline che duplicano metaforicamente, su un altro piano, l’ebbrezza del viaggio e della sosta. Sulla stecca longitudinale si inseriscono poi una testa e una coda, e vi si connettono altri elementi – rooms – tutti formalmente caratterizzati dalla stessa figura geometrica. Tra le stanze trovano spazio le scale e i gradoni che conducono al nuovo piano di calpestio delle pensiline rese fruibili.

Z:ATELIER TRANSITOARCHIVIOPROGETTICavalcavia-BussaCadPreliIl progetto è realizzato in legno, assemblato a secco, in maniera da accentuare la natura effimera dell’intervento. Dal punto di vista fruitivo e delle dinamiche sociali, è caratterizzato da evidenti doti transitive: è un “veicolo” che connette e ricuce la rete dei flussi urbani, contribuendo alla densità, alla varietà e all’innovazione del network sociale. Dal punto di vista del rapporto con il contesto, Il progetto non si adegua alla sua frammentazione, ma si limita a commentarla proponendone  il superamento.
La sua indeterminatezza funzionale e incompiutezza installativa,  non gli impediscono di centrare molteplici obbiettivi: evidenzia la presenza di un marginale, gli attribuisce dignità, lo re-integra al tessuto cittadino, propone una alternativa di percorrenza e gli attribuisce un’iconografia rappresentativa della sua identità: rappresenta un muro che è stato frantumato e attraversato in più punti. Una cicatrice questa  – quella tra la città industriale e quella della finanza – mal suturata e che merita di essere riaperta, per non rischiare una cancrena.

SpaziP_Bussa (5)

 

ENGLISH TEXT

The Bussa overpass in Milan
The edge as public space. The project focuses on a marginal urban area, a space of metropolitan dynamics: it’s an area of passage and socialization and, at the same time, of stop and observation. By obtaining a new consciousness of what is unusual, the project redefines a public space and it reinterprets the meaning and the perception of this particular edge: the platform shelter of the big metropolitan station of Porta Garibaldi in Milan (an easily repeatable outlook in other contexts). On this edge it’s possible to create a process of rewriting and of signification by assigning it new parts of life. It’s a project of appropriation which, even if transient and temporary, is able to let emerge other ways of urban sharing. The intervention is formed by a longitudinal passage that covers the entire Bussa overpass on its west side and it catches the flight for pedesrtian. This strong sign emphasizes the limit between the new spectacular widening of Milan, metropolis of finance, and the railway. At the same time it turns this break into a porous and walkable “threshold” and so the platform shelter can be use by people. A marginal and mute place turns into a public place and it defines new pathways: gangways for observation, installed on the platform shelter which doubles metaphorically, on another level, the thrill of the journey and of the stop. On the longitudinal axis there is one head and one end to which are connected other elements (rooms) all characterized by the same geometric shape. Between rooms there are stairs and terraces that lead to the new walkable level of usable platform shelter. The project is made of  dry assembled wood in order to emphasize the fleeting nature of the intervention. From the point of view of usability and of social dynamics, it’s characterized by evident qualities of practicability: It’s a “vehicle” that connects and heal the net of urban flows, by contributing to density, variety and innovation of the social network. As regards the relation with the context, the project doesn’t adapt to its fragmentation, but it comments on it and it proposes its overcoming. Its functional vagueness and its incompleteness as regards the installation, doesn’t prevent it from focusing various goals: it emphasizes the presence of a fringe area, it gives it dignity, it reintegrates it to the urban context; it proposes an alternative of distance and it gives to it a representative iconography of its identity: it represents a wall which has been crushed and passed through in many points. This scar, between the industrial city and city of finance, is badly “sew” and it should be reopen in order not to risk a canker.



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