Restauro architettonico.

Chiesa di S. Martino in Villapizzone a Milano

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L’incarico che Arch+ Studio ha ricevuto, per il restauro conservativo della Chiesa di San Martino in Villapizzone – per motivi risalenti al finanziamento dell’opera – si è sviluppato nell’arco di due anni ed è stato suddiviso, dal punto di vista precedurale, in due lotti distinti.
L’origine del Borgo di Villapizzone affonda le sue radici nel lontano VI secolo dopo Cristo, il luogo era un bosco che si estendeva da Milano ad Arese e deve l’origine del suo nome ad un monaco di origine greca che vi dimorava: Attanasio Piccione. In primo luogo il bosco venne chiamato “bosco Piccione”, successivamente l’area fu disboscata e avviata all’agricoltura e sorsero i villaggi rurali, uno dei quali appunto “Villapizzone” (villaggio-piccione).

Edifici Storici e Monumentali_Restauro_Chiesa_di_San_Martino

Degrado_facciata_principale

Dalla relazione fatta in occasione della visita pastorale di San Carlo Borromeo, il 25 Luglio 1573, il borgo era già quindi denominato Villapizzone, ma nell’ambito della parrocchia non era ancora accertata la presenza di una chiesa. La fondazione della chiesa di S. Martino in Villapizzone risale all’ 11 giugno del 1604 a seguito della donazione da parte del Sig. Antonio Visconti – Istromento di Donazione 28 maggio 1604 – di un terreno libero da costruzioni e destinato ad orto di dimensioni di braccia milanesi 35 x 24 ( m. 20,82 x 14,28). In tal senso esiste una testimonianza su una lapide che riporta l’incisione della data di inizio dei lavori all’11 giugno del 1604, la stessa informazione che venne riportata nella relazione della Parrocchia a seguito della Visita Pastorale del Cardinal Giuseppe Pozzobonelli del 1752, dove si nota questa presenza sulla parete esterna del “coro”. La prima testimonianza sull’avanzamento dei lavori presso la fabbrica di S. Martino in Villapizzone giunge a noi tramite una relazione anonima di una visita vicariale del 1632.

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L’ impianto planimetrico originario prevedeva una sola navata sulla quale si aprivano delle cappelle di forma rettangolare ed, alla terminazione, una zona absidale di forma pressappoco quadrata denominata cappella maggiore. Nella descrizione della chiesa si evidenzia che è una nuova fabbrica costituita da una navata coperta da una volta e suddivisa longitudinalmente in tre campate uguali. Inoltre viene riportato che il campanile arriva alla quota della sommità della chiesa ma sprovvisto di campane in quanto in via di ultimazione; difatti esse erano poste su due pilastri prospicienti all’entrata della chiesa. Alla fine del secolo XIX avvenne il primo significativo ampliamento, grazie ad un legato di Lire 15.000 che monsignor Giovanni Radice Fossati dona alla parrocchia; in seguito viene rilasciato un Regio Decreto che autorizza la parrocchia di S. Martino in Villapizzone all’utilizzo di questo lascito.

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Il parroco Luigi Pellegrini, a seguito di ciò, incarica l’arch. Alfonso Parrocchetti della redazione di un progetto che tenga conto delle nuove esigenze della chiesa in virtù dell’aumento demografico del Borgo e del suo risanamento generale. La realizzazione avvenne tra il 1893 ed il 1896, la determinazione dell’intervento fu anche dovuta alle condizioni generali fatiscenti del manufatto che, a circa tre secoli di vita, si trovava al limite dell’insalubrità in quanto ogni precipitazione atmosferica costituiva fonte di nuove infiltrazioni dalla copertura all’interno della chiesa. L’impianto planimetrico prevedeva un ampliamento teso a realizzare due navate laterali, una cupola impostata su un nuovo transetto e la terminazione della parte superiore del campanile.

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Una tipologia con lontane ascendenze cinquecentesche e cara al Parrocchetti  in quanto già utilizzata nelle realizzazioni di Santa Maria Assunta in Turro (1886), nel Sacro Cuore alla Cagnola (1888) ed in San Giorgio al Palazzo (1889). In base agli elementi architettonici modificati o aggiunti al corpo di fabbrica della chiesa, tale intervento risulta portante in quanto considera i due elementi fondamentali a cui si farà riferimento durante la ricerca tematica, che si identificano nei due oggetti che sono il campanile e la cupola.   Nella seconda metà del XX secolo si registra il secondo ampliamento della fabbrica di S. Martino: il progetto (1967 – 1969) venne affidato all’arch. Agnoldomenico Pica (reperto n°7:  pubblicazione “ARTE CRISTIANA”, fascicolo n° 649, luglio 1978). Si giunse alla soluzione progettuale dell’arch. A. Pica dopo essere passati attraverso un’ ipotesi che prevedeva la completa demolizione e ricostruzione della chiesa, ma la Commissione Edilizia convenzionò il rilascio della licenza edilizia alla salvaguardia dell’aspetto scenografico ed ambientale della piazza Villapizzone, predicando la conservazione di tutte le parti visibili dalla piazza e dalle vie adiacenti.

Materico_prosp_lungoAppare evidente che le tematiche di progetto cambiarono rotta e, da una ricostruzione, si passò ad un delicato intervento di riforma ed ampliamento della chiesa, soddisfacendo le esigenze della Committenza e mantenendo invariata la scenografia della piazza. Il progetto prevedeva la demolizione del presbiterio, aggiunto nel progetto del Parrocchetti con la realizzazione di una sorta di percorso in continuità con il calibro della navata centrale e delle ali del transetto della vecchia chiesa, collegata alla nuova tramite una scalea in Bronzetto di Verona, larga quanto il transetto stesso. Ciò si riassume in un prolungamento di un corpo a due navate che inglobano l’attacco verso terra della torre campanaria.
Il restauro architettonico della chiesa di San Martino in Villapizzone (1893) si è quindi concentrato, nella prima fase, sulla cupola e sulla torre campanaria. Il degrado dei due elementi è costituito da una sommatoria di patologie delle quali, le più evidenti, sono l’aspetto della copertura della cupola e degli intonaci della torre campanaria. Rispettivamente si notano le vele della cupola coperte da scandole in zinco che risultano rattoppate provvisoriamente da elementi di altro materiale e foggia e gli intonaci di finitura sulle murature della torre campanaria che risultano invece in uno stadio avanzato di polverizzazione.

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La strategia si rivolge al mantenimento e alla conservazione delle preesistenze nel tentativo di accostare i nuovi interventi di progetto all’antico, senza provocare una lesione ma cercando di esaltare le testimonianze storiche. Sulle scelte di progetto, relative alla conservazione degli intonaci, hanno influito le patologie di degrado dell’intonaco più recente – in fase di polverizzazione – e l’esito delle analisi chimiche degli strati sottili, a conferma che durante le ultime opere di ampliamento (1969) era stato applicato un intonaco a base di calce, utilizzato come supporto per la finitura a stabilitura; tutto questo risulta sovrapposto agli intonaci originari. La medesima strategia è stata adottata anche nella seconda fase, in cui ci siamo occupati di tutte le facciate esterne; la fase ultima delle lavorazioni ha visto l’utilizzo di una coloritura di base ottenuta miscelando al grassello polveri di coccio pesto, corrette  di tonalità in alcuni casi rispetto al suo aspetto generale tramite velature a base di crema di grassello semicoprente. Le pietre posate in opera sono risultate essere di due tipi ed esclusivamente trattate con lavaggi generali attraverso cicli di nebulizzazione; per la rimozione delle macchie di ossidazione si è invece intervenuti con impacchi e trattamenti puntuali. Inoltre, laddove è si è reso necessario, si è intervenuti per colmare lacune tramite la ricostruzione delle parti mancanti e loro relativa finitura superficiale.

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ENGLISH TEXT

Architectural Restoration
Church of S. Martino in Villapizzone, Milan. The task assigned to Arch+Studio for the conservative restoration of the Church of S. Martino in Villapizzone, because of reasons connected to the work financing, developed over about two years, and was divided, from the procedural viewpoint, in two different parcels. The origin of Borgo di Villapizzone sinks its root as far as back VI century AD. The place was a wood that extended from Milan to Arese and its name originated from a monk of Greek origin who lived there: Attanasio Piccione. First the wood was called “Piccione Wood” and then the area was deforested and designated for agriculture; rural villages arose, one of them was “Villapizzone” (village-pizzone). From the report written in occasion of the pastoral visit of San Carlo Borromeo, on July 25, 1573, the village was already called Villapizzone, but in the area of the parish wasn’t verified the presence of a church. The foundation of the church of San Martino in Villapizzone goes back to June 11, 1604, after a donation of Antonio Visconti (Instrument of Donation May 8, 1604) of a land without buildings and designated for vegetable garden which measures 35*24 (20,82m*14,28m) “braccia milanesi” (fathom), an ancient unit of measure of Milan. There is a witness on a plaque which reports the date of the beginning of construction on June 11, 1604, the same information written in the report of the parish after the pastoral visit of Cardinal Giuseppe Pozzobonelli in 1752: this presence is noticeable on the external wall of the choir. The first proof of the progress of works in the factory of San Martino in Villapizzone got to us by an anonymous report of a vicarial visit in 1632. The original planimetric structure included only one nave on which open two rectangular chapels and, in the end, a roughly square apsidal area called main chapel. In the description of the church, it’s evident that it was a new building composed of a nave covered by a vault and longitudinally divided in three equal spans. Moreover it’s reported that the steeple reached the height of the church but was devoid of bells because they were being completed. In fact they were placed on two pillars overlooking the church entrance. At the end of the XIX century took place the first significant widening thanks to a bequest of 15.000 lire that Monsignor Giovanni Radice Fossati gave to the parish. Then was granted a Royal Decree which authorized the parish of San Martino in Villapizzone to use this bequest. In that moment the parish priest Luigi Pellegrini assigned to the Architect Alfonso Parrocchetti the drawing up of a project which considered the new demands of the church by virtue of the population increase of the village and of its general renewal. The realization took place between 1893 and 1896 and the decision of the intervention was also due to the general crumbling conditions of the building which, at about three century of life, bordered on insalubrity because every atmospheric precipitation caused new seepages from the covering into the church. The planimetric structure included a widening in order to realize two lateral naves, a dome situated on a new transept and end of the higher part of the steeple. A typology with sixteenth-century origins and important for Parrocchetti, in fact it was already used for the construction of Santa Maria Assunta in Turro (1886), of Sacro Cuore alla Cagnola (1888), and of San Giorgio al Palazzo (1889). According to the architectural elements which were modified or added to the church, this intervention was fundamental because it considered the two essential elements discussed during the thematic search: these elements were the steeple end the dome. After the second half of the 20th century, was made the second widening to San Martino: the project (1967-1969) was assigned to the Architect Agnoldomenico Pica (finding n° 7: publication, “Arte Cristiana”, article n° 649, July 1978). The design solution of Architect A. Pica was reached after the possibility to completely demolish and rebuild the church, but the building committee approved the issue of the building permit in order to safeguard the scenographic and environmental aspect of Villapizzone square, and in order to preserve all the visible parts of the square and of the adjacent streets. It became clear that the planning themes changed course: the church wasn’t reconstructed but it was made a delicate intervention of restoration and widening. The demands of the customer were fulfilled and the scenography of the square remained unchanged. The project included the demolition of the presbytery which was added in Parrocchetti’s project with the realization of a kind of way in continuation of the central nave and of transept wings of the ancient church which was linked to the new one through a stair made of bronze of Verona as wide as the transept. It was the realization of an extended body with two naves which absorbed the base of the bell tower.
In the first phase, the architectural restoration of the church of San Martino in Villapizzone (1893) was directed towards the dome and the bell tower. The degradation of the two elements was due to a combination of elements: the most noticeable were the dome roofing and the plaster of the tower bell. The ribs vault, covered with zinc shingles, were patch up with elements of different material and shape and the plaster of the tower bell were in a late stage of pulverization. The strategy was to maintain and preserve the existing elements in order to try to combine the new designed interventions to the ancient ones, without causing a damage but trying to highlight the historical witness. As regards the plaster conservation, the planning choices were influenced by the degradation of the recent plaster (in a late stage of pulverization) and the chemical analysis result of thin layers which, during the last widening (1969), confirmed that it was used a lime plaster to support the setting coat which it was overlapping to original plaster. The same strategy was also used in the second phase when we attended the external facades; in the last phase of working it was used a basic colouring obtained by mixing slaked lime with crushed earthenware; sometimes its shade was corrected, in respect of its general aspect, by adding dustings made of cream of semi-opaque slaked lime. The stones were of two types and they were entirely processed with general washings by using cycles of nebulization. In order to remove oxidation stains, it was made a series of compresses and accurate treatments. Moreover, when it was necessary, the gaps were filled by rebuilding the missing parts and their exterior finish.



Una replica a “Restauro architettonico.”

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